Evoluzione storica
della "Cassa Don Rizzo"
Le
idee di Don Giuseppe Rizzo non ebbero un carattere puramente teorico e molte di
esse furono attuate nella sua attività sia come consigliere comunale, sia come
promotore di importanti iniziative come la Cassa rurale ed operaia “
L’Assunta”. Essa fu fondata il 19 ottobre del 1902 allo scopo di riabilitare
l’antica carità cristiana e l’altruismo tentando di inserire questi buoni
propositi in un disegno globale di società solidale, cattolica ed evangelica.
Dando uno sguardo all’atto costitutivo della Cassa del 1902 si rivela
immediatamente lo spirito confessionale che la caratterizza in quanto si ha la
presenza di 5 sacerdoti che aprono l’elenco dei fondatori, tra cui il Sac.
Giuseppe Rizzo.Invece il 21 agosto 1907,
quando la Cassa venne costituita in società cooperativa con atto del notaio
Benedetto Ferrara di Alcamo e assume la nuova denominazione di “Cassa agricola
e professionale”, tra i componenti dell’atto costitutivo non si riscontrava
la presenza di nessun sacerdote. Lo stesso Don Rizzo ha preferito non
ripresentare il suo nome; non per
falsa modestia ma per quella sincera adesione alle mutate condizioni del tempo,
che gli fanno respingere la lusinga di una scelta abiurante e lo confermano
testimoni di Cristo nell’apostolato di salvezza del suo popolo dalla minaccia
di una miseria morale fortemente condizionata dalla povertà materiale che
scopriva già tanti pericoli di sofferenza e di rivolta esasperante. La nuova
Cassa costituita sotto forma di società cooperativa ammette come soci, per
l’art 4 del suo nuovo statuto, oltre agli “agricoltori, artigiani e
mestieranti” anche “persone che non vivono punto di lavoro manuale”.
In seguito, il 17 aprile 1912, la Cassa ebbe come un momento di arresto doloroso
nel vedersi privata del suo fondatore Giuseppe Rizzo. La morte determinò per la
Cassa un primo periodo di smarrimento che venne superato in quanto, la
situazione precaria causata dalla guerra in corso, determinava la necessità di
non rinunciare a mandare avanti il suo programma e di riprendere con maggiore
larghezza cristiana, il suo servizio sociale per i fratelli meno abbienti e
straziati da una mortale epidemia detta “Spagnola”.
La situazione richiedeva di riconciliarsi con i tempi e aprirsi alle nuove
esigenze di uomini che cercavano dappertutto un sostegno economico e morale per
ritrovarsi a vivere in una realtà che non li deludesse ancora.
Con l’aiuto di persone competenti in materia contabile, tra cui il rag. Lucio
Gregoriani, la Cassa riprese in pieno la sua attività.
A mò di campione riportiamo il bilancio del 1912, discusso e approvato
dall’Assemblea del 30/03/1913, tenutasi nella chiesa del monastero del SS.
Salvatore, il quale dà, in voci e in cifre,
l’attività cooperativa dei prestiti e dei crediti in cui è indicato il
movimento della merce agraria acquistata, venduta e rimasta nel magazzino della
Cassa:
Le
vicende belliche dei successivi anni non determinarono alcuna flessione nella
tenuta finanziaria e nella fornitura nella fornitura della merce agraria ai
contadini tenaci nel ridare alla terra nuova forza produttiva ed alla
popolazione nuove risorse alla sua economia tutta fondata sull’agricoltura.
Dal prospetto contabile del bilancio 1912, si rivelano le operazioni principali
su cui si muove l’intero esercizio, che consistono nell’investimento dei
depositi in sconti, prestiti ai soci, prestiti agrari, acquisti di merce
agraria. Si tratta di una attività essenziale ma sopratutto cauta a garanzia
della Cassa e dei soci per
allargarne la fiducia presso i contadini. la Cassa infatti non perdette di vista
la sua funzione di istituto sociale che doveva sostenere il valore
dell’economia pubblica. Perciò, per allontanare il pericolo di traffico e di
cupidità nell’interesse dei privati a ragione delle azioni, confermò, nel
corso della sua decennale sperimentazione, la quota unica di associazione e la
responsabilità illimitata del socio senza diritto a profitti di dividendi.
Il 20 marzo del 1921, con deliberazione dell’assemblea, l’istituto venne
intitolato a Don Giuseppe Rizzo con la nuova denominazione di Cassa agricola e
professionale Sac. G. Rizzo, società cooperativa cattolica in nome collettivo.
Il fascismo, affermatosi pochi anni dopo, trovò la Cassa nella piena efficienza
della sua prima attività e non mancò di esigere che essa si allineasse alle
direttive del regime e alla sua politica autarchica che valorizzava più la
ruralità contadina che l’aspetto genericamente agricolo delle sue battaglie
relative al potenziamento dei vari prodotti tipici della nostra terra: vino e
grano. Ad ogni modo, durante il periodo fascista la Cassa non venne meno alla
sua fedeltà e ai principi religiosi e svolse nella legalità la sua azione
pubblica, pur in quella forma di concorrenza assistenziale cooperativa che,
certamente, non poteva essere ben vista dagli altri istituti bancari divenuti
oramai cosa del regime. Nel 1934 la
banca fu commissariata dal
Ministero delle Finanze a seguito di contrasti interni tra l’allora presidente
della banca, dott. Giuseppe Galati e alcuni soci. Tali contrasti si basavano
sull’opportunità o meno di adottare il sistema dei castelletti (apertura di
credito) per allargare l’attività della banca. Il Galati fronteggiò con
decisione tutti gli avversari che lo portarono fino al banco del giudizio della
magistratura, uscendone del tutto scagionato dall’accusa di ingiurie
aggravanti all’indirizzo di alcuni soci. Nonostante la chiusura ufficiale del
caso, coloro che non volevano subire l’affronto della sconfitta continuarono a
soffiare nei canali dell’intrigo politico con il risultato della nomina di un
commissario governativo, imposto dal Ministero delle Finanze, il quale deliberò
l’espulsione di alcuni soci in applicazione dell’art.7 dello statuto
sociale. Riportiamo un solo passo
tratto dal verbale con cui si decise l’espulsione:
“Premesso che alcuni soci della Cassa Agricola e Professionale D. Rizzo
caldeggianti l’esercizio del credito col sistema dei castelletti hanno da
qualche tempo a questa parte fatto rivivere vieti e tramontati sistemi di
opposizione contro la cessata e la presente Amministrazione pel motivo che
queste si sono costantemente opposte all’istaurazione di tale sistema in
quanto esso contrasta palesemente con quei criteri di saggia ed oculata economia
coi quali ogni Istituto che amministri il pubblico denaro deve oggi essere
governato; considerato che l’opposizione sistematica di tali soci si è
concretata in atti di vera e propria ostilità conto taluni membri del Consiglio
di Amministrazione e contro le direttive di quest’ultima provocando in tal
modo un serio perturbamento nel regolare andamento dell’Istituto, come stanno
a dimostrare: I.
il sistema di votazione per la prima volta introdotto nelle elezioni delle
cariche sociali del 18 – 3 – ’34 dai sigg. ….. II.
Il procedimento penale determinato dall’esposto querelatorio del Sig. …..
per conservare in vita un organismo economico ch’è onore e vanto della città
di Alcamo, non solo per i fini altamente sociali e filantropici che esso
persegue, ma soprattutto per la sua saldezza economica e perfetta
organizzazione, come ha dovuto riconoscere la recente ispezione (aprile ’34)
della Banca d’Italia “.
Nel 1936 il dott. Galati fu rieletto al vertice della Banca e si chiuse pertanto
il periodo del commissariamento. Il rientro di Galati porta
all’Amministrazione della Cassa una ventata di rinnovamento nei propositi
programmatici esposti il giorno della rielezione. Egli riprende la guida della
cassa nello spirito della sua fondazione che era rivolta ad agevolare, in varie
direzioni, i soci e a mantenere una concorrenza nel tasso d’interesse con gli
altri istituti di credito.
Una importante questione venne sollevata nella riunione del Consiglio di
Amministrazione nel maggio 1937 circa la sproporzione verificatasi tra il
principale oggetto della Cassa, cioè l’esercizio a favore dell’agricoltura,
e quello del credito ordinario, per lo più concesso ai non soci che superava
quasi del 50% il primo. A questo punto venne meno la base unica per cui la Cassa
poteva ritenersi Cassa rurale. Perciò, il 18 giugno dello stesso anno, il
Consiglio di Amministrazione delibera di proporre all’assemblea dei soci di
cambiare la denominazione della società da Cassa Agricola e professionale Don
Rizzo in quella di Cassa Don Rizzo. Tale deliberazione fu presa in conformità
allo Statuto sociale e alla volontà dei fondatori che rimaneva quella di
continuare la lotta contro l’usura e divenire in aiuto di tutte le classi
sociali con piccoli prestiti. Comunque il cambiamento della denominazione non fu
così radicale come proposto e voluto in quella riunione ma finì semplicemente
col sostituire i due aggettivi "agricola e professionale" con
"rurale ed artigiana" che riconfermarono la finalità cooperativistica
rurale della Cassa, allargandola alla classe operaia senza venir meno alla sua
ragione sociale. Alla lunga gestione del dott. Galati succede un periodo di
transizione, per il succedersi di due presidenti, il dott. Gaetano Lucchese dal
marzo 1946 al marzo 1949, e il dott. Vito Guarrasi dal 20 marzo 1949 al 30 marzo
1952. Nella riunione dell'assemblea, del 1950, era stato rilevato il travaglio
economico della Nazione che aveva fatto sentire un chiaro sintomo nelle
ripercussioni sull'esercizio dei primi mesi relativi alla marcata flessione dei
depositi nei quali si registra una notevole richiesta di prestiti. Con la
gestione Guarrasi si registrano fermenti di rivendicazioni sindacali fra il
personale impiegati che sboccheranno sotto la presidenza di Salvatore Stellino,
in una vertenza che sarà rimessa al Direttore dell'Ufficio Provinciale del
Lavoro e poi a Palermo al Presidente dell'Ente zona delle Casse rurali e
artigiane della Sicilia, giungendo alla ratifica del nuovo contratto Aziendale
di lavoro per i dipendenti della Cassa diviso in otto capitoli nei quali
è regolata tutta la materia del rapporto Cassa personale. Il nuovo
Presidente Guarrasi ebbe per la Cassa un interesse tale da innalzare
notevolmente l'indice dei depositi sulla fiducia della cittadinanza. La vita
della Cassa procede con molta prudenza visto che ogni anno non mancava l'allarme
di una crisi vinicola in agguato. Intanto l'amministrazione si distingue per la
sua accortezza che non le consente di tentare operazioni rischiose, anche se
apparentemente vantaggiose. Di conseguenza si ridimensiona spesso la misura del
prestito da accordare ai soci che, in genere, risulta sempre il doppio di quella
accordata ai non soci. Il13 aprile 1958 subentra la nuova Amministrazione,
presieduta dal Sig. Giovanni Filippi Patti. Per il presidente Filippi si
trattava di un'esperienza nuova e nei cinque anni successivi egli prende
contatto con i problemi vitali della Cassa che continua la sua attività fino a
toccare il suo punto morto nel 1963 nel limite di un'entrata equivalente
all'uscita. Così, nei primi mesi del 1964 la Direzione della Cassa viene
assunta dl dott. Rosario Gaggi, che per la sua consumata competenza ebbe buon
gioco nel rilancio della Cassa, il 1964 segna infatti l'inizio dell'ascesa
inarrestabile della Cassa. Purtroppo il 1964 veniva a coincidere con l'anno
della cosiddetta "congiuntura" del Paese. La congiuntura economica non
è stata favorevole al consueto lavoro bancario. Lo squilibrio creato dal
disavanzo della bilancia economica dei pagamenti, la tensione dei prezzi, sempre
in aumento, la rarefazione del credito, sono stati i principali elementi
sfavorevoli al mercato monetario e finanziario. Nel periodo immediatamente
successivo al terremoto del 1968 la Cassa non ferma la sua attività, concedendo
aiuti in ogni campo e disponendo misure di emergenza per la riattivazione dei
canali commerciali, quindi non esprimeva la volontà di continuare nel proposito
di realizzare quei fini sociali e mutualistici, fondamento del proprio Statuto.
Ma la Cassa tendeva ad una espansione agenziale nella stessa città e nei
piccoli centri vicini e ben collegati con Alcamo. Sorge così la prima filiale a
Balestrate, cittadina in provincia di Palermo, con reciproci interessi
commerciali. Inoltre si parla di una "inflazione strisciante" contro
cui si cerca di opporre l'afflusso del risparmio specie quello derivante dalle
rimesse degli emigrati che costituiscono un cospicuo volume di preziosa valuta.
Ma, per Alcamo, l'economia agricola va incontro a difficoltà che, nel suo
prodotto principale, richiederà una verifica per la valorizzazione industriale,
tuttavia la Cassa "ha mantenuto il suo ruolo di Ente Cooperativistico e non
ha mancato di venire incontro ai piccoli operatori economici". Nel 1970 la
situazione economica alcamese sembra incoraggiata dalla spinta al recupero
attraverso canali di attività, fuori magari l'esclusivo interesse vitivinicolo,
il quale continua a rimanere alla base di tutti gli investimenti produttivi
della comunità. Per il suo impegno sociale, la Cassa non mancava di essere
presente nei Convegni nazionali in cui sono agitati i problemi più urgenti,
come quello delle Casse Rurali del 26 settembre 1970, a Roma, le cui proposte e
osservazioni avanzate dal Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, sono:
l'instaurazione di un forte legame tra la Cassa rurale e l'ambiente
locale; il tentativo di fornire gli operatori del settore agricolo
commerciale, artigiano il numerario occorrente per lo svolgimento delle
rispettive attività a condizioni favorevole; infine consentire una
strutturazione indirizzata ad inserire il settore del credito nello sviluppo di
una società in evoluzione. Nell'Aprile del '71 si venne a creare per l'economia
locale, una situazione alquanto difficile, ma nonostante ciò la Cassa,
persistendo nell'attuazione del suo programma cooperativistico, accorta e
prudente negli investimenti pur nel contenimento dei tassi passivi, trovava
sempre modo di soddisfare le necessità dei soci, nonché di sostenere le
iniziative degli artigiani più laboriosi e decisi a non cedere allo sconforto.
Nello stesso anno il rag. Lipari assume la direzione della banca sostituendo il
dott. Gaggi, Presidente è il dott. F.P. Lucchese. L'anno 1972 incoraggia la
volontà di progresso per la ripresa delle due più consistenti attività
economiche locali, l'agricoltura e l'edilizia, le quali determinano un
moltiplicarsi degli esercizi nel settore terziario. Ad esso l'istituto rivolge
la sua attenzione per sostenere la complessa rete di rapporti tra fornitori e
commercianti. Le nuove condizioni promuovono il risparmio a cui corrisponde un
credito che garantisce l'iniziativa privata socialmente valida e la crescita
stessa del capitale. La relazione del Consiglio di Amministrazione definisce il
1973 come un anno difficile dal quale però è stato possibile trarre
insegnamenti ed esperienze. Nello stesso anno prendono vita una serie di
importanti iniziative tra cui l'inaugurazione della sala delle assemblee aperta
a tutte le iniziative culturali, artistiche e sociali atte a tener alto il nome
della Cassa e, soprattutto, a orientare la coscienza dei cittadini. In seguito,
nel 1976, a causa di varie situazioni, il lavori imprenditoriale si
verificò una riduzione del lavoro imprenditoriale, un appesantimento del
mercato e uno scoraggiamento dell'iniziative private. Si accentua così il
rigore delle restrizioni creditizie e l'indice dei tassi di interesse sui mutui.
In questo quadro, la Cassa, nel sentirsi coinvolta nella sua opera di sostegno,
ha dovuto procedere con molta oculatezza nella selezione della clientela
attraverso l'approfondimento dei suoi problemi e delle sue necessità. Nel mese
di aprile 1978 viene inaugurata l'agenzia di Castellammare del
Golfo. Nel 1982 lo statuto della banca Don Rizzo subì delle modifiche.
Tra tali modifiche hanno maggiore rilevanza gli artt. 5 e15
che affermano rispettivamente: "Possono essere ammessi a socio le persone
fisiche e giuridiche. Per i soggetti diverse dalle persone fisiche si tiene
conto dell' ubicazione della sede legale, della direzione,degli stabilimenti o
di altre unità operative. I soci diversi dalle persone fisiche devono designare per iscritto la persona fisica,
scelta tra gli amministratori, autorizzata a rappresentarli;qualsiasi
modificazione a detta designazione è opponibile alla Società, finché non
sia stata ad essa formalmente comunicata". "La società ha per oggetto
la raccolta del risparmio e l'esercizio del credito nelle sue varie forme. Essa
può compiere, con l'osservanza delle disposizioni vigenti, tutte le operazioni
e i servizi bancarie finanziari consentiti, nonché ogni altra operazione
strumentale o comunque connessa al raggiungimento dello scopo sociale, in
conformità alle disposizioni emanate dall'Autorità di Vigilanza. La società
può emettere obbligazioni conformemente alle vigenti disposizioni normative. La
Società, con le autorizzazioni di legge può svolgere l'attività di
negoziazione di valori mobiliari per conto terzi, a condizione che il
committente anticipi il prezzo, in caso di acquisto, o consegni preventivamente
i titoli, in caso di vendita. Nell'esercizio dell'attività in cambi e
nell'utilizzo di contratti a termine e di altri prodotti derivati, la Società
non assumerà posizioni speculative conterrà la propria posizione netta
complessiva in cambi entro i limiti fissati dall'Autorità di Vigilanza. Essa
potrà inoltre offrire alla clientela contratti a termine, su titoli e valuta, e
altri prodotti derivati se realizzano una copertura dei rischi derivanti da
altre operazioni. La Società potrà assumere partecipazioni, nei limiti
determinati dalle Autorità di Vigilanza: a) in banche, Società finanziarie che
svolgono attività assicurativa; b) in società strumentali; c) in soggetti
promossi dagli organismi appartenenti alla categoria di credito cooperativo, a
condizioni che si tratti di partecipazioni di minoranza; d) in Società
cooperative a responsabilità limitata promosse dal movimento cooperativo che
operino nella zona di competenza territoriale della Società. La Società potrà
inoltre assumere partecipazioni per recupero crediti e in imprese in temporanea
difficoltà finanziaria. La partecipazione a concorsi di garanzia e collegamento
di titoli di impresa non finanziaria è ammessa nelle ipotesi di cui alle
precedenti lett. c) e d).