Giuseppe Rizzo, nato da umile famiglia alcamese il 22 dicembre 1863,
sentì
fin da giovane oltre che una sincera vocazione cristiana, anche la necessità di
operare in soccorso delle masse e di combattere contro l'usura, male eterno di
Alcamo; tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, il paese, venne a trovarsi
nelle più tristi condizioni economiche. La distruzione quasi totale dei vigneti
e il fallimento simultaneo della banca cooperativa di Alcamo e della Banca
Segestana di Castellammare, presso le quali erano depositati gran parte dei
risparmi dei contadini alcamesi, gettarono il paese in un abisso spaventoso. Gli
usurai approfittarono della tragica situazione. A questa situazione si aggiunse
una forte oppressione fiscale, che per i più poveri si concretava nel dazio
consumo. L'insieme di questi fatti spinse il popolo in una furiosa sommossa.
L'abolizione dei dazi era stata promessa ma non concessa; i cortei pacifici che
si trasformarono in tumulti sconvolsero la città e furono date alle fiamme le
cosiddette "porte daziarie". In questo rovente clima politico il capro
espiatorio fu Giuseppe Rizzo. La stampa massonica non lo risparmiò e tentò di
eliminarlo fisicamente. Subì un attentato in contrada "Setterino".
Quanto più però fu odiato dagli avversari tanto più fu amato dai suoi. Questi fu imprigionato e accusato di sobillazione,
ma, con la sentenza del 25 marzo 1903, il tribunale di Trapani lo dichiarava
innocente perché la condotta del sacerdote Don Rizzo, sotto qualunque aspetto,
non ha dato nessun indizio da poterlo fare ritenere come causa morale
determinante dei fatti. Don Rizzo innocente subì un processo umiliante e per
questo non mancò la sua esaltazione in vita e, anche dopo la morte. I giudici
del Tribunale lo riconobbero "uomo buono e d'indole mite, come uomo; di
costumi corretti, dato alla propaganda del bene, come prete". Egli crebbe in un'atmosfera di risveglio religioso
alimentato dall'opera di Giovanni Bosco al quale si ispirò per fondare in
Circolo Don Bosco, "associazione di persone laiche ed ecclesiastiche"
che ha lo scopo di "studiare e promuovere, secondo i principi della
democrazia cristiana, le opere di azione cattolica utili e convenienti al paese,
e in modo speciale all'educazione". Il circolo cambia l'azione cattolica
per mezzo e con l'aiuto di un comitato. Don Rizzo procedeva nella sua opera
appoggiato dalla parola di Leone XIII che invitava a non tenersi sulle difese
contro i "settari" ma ad uscire coraggiosamente in campo ad
affrontarli. Egli "fu talmente conscio del pensiero sturziano, che entrò
nell'agone sociale con le soli armi di un sacerdozio aperto ai problemi umani,
spoglio di mondanità, di interessi miliari o di casta da salvaguardare. I mezzi
indicati erano: "Opporre stampa a stampa, scuola a scuola, associazioni a
associazioni, congresso a congresso, azione ad azione". Il circolo don
Bosco diede presto i suoi frutti, avendo mandato al comune, con Don Rizzo, un
buon numero di democratici cristiani nell'elezione del 1901, nonostante
l'ostruzionismo del sottoprefetto. Il 24 novembre 1901 dà inizio alla
pubblicazione del settimanale "Il Granellino", organo dell'Azione
Cattolica. Con questa pubblicazione l'azione democratica cristiana vuole far
conoscere alle autorità, con spirito evangelico, i vari problemi del paese,
ricordando i doveri cristiani di condanna dell'immoralità, dell'ingiustizia e
degli interessi privati dell'amministrazione pubblica. Altra tappa importante fu
la fondazione di una banca popolare, mezzo di sconfitta della povertà e
dell'usura. Questa fu fondata il 19 ottobre 1902, data in cui Giuseppe Rizzo,
portava a battesimo con atto notarile del Dott. Vincenzo Spica, la Cassa Rurale
ed Operaia "L'Assunta", società cooperativa a responsabilità
illimitata. Giuseppe Rizzo prese parte anche al 1° convegno dei Consiglieri
Cattolici Siciliani, tenutosi a Caltanissetta, promosso e ispirato da Luigi
Sturzo. Questi si impegnava a spiegare tutte le forze perché potesse
effettuarsi in Sicilia la costituzione di un forte partito elettorale cattolico
che consigli i diritti della religione, gli interessi della regione, le giuste
rivendicazioni popolari e riportasse il Comune alla sua vera e propria funzione
sociale e alla sua autonomia. Al termine del convegno Giuseppe Rizzo fu eletto
membro del centro direttivo dell'Associazione dei Consigli Cattolici Siciliani
insieme con Luigi Sturzo, Michele Sclafani, Luigi Demichele, il Luigi Fascianello
e Giuseppe La Monica. Egli crea gli strumenti idonei per un risveglio sociale,
economico e politico. L'agro alcamese non è un latifondo, è la terra sudata
dei padri che l' hanno spezzettata ai loro figli perché essa rispondesse alla
sua vocazione naturale: bisogna ritornare alla vite, alle nuove piantagioni, sia
pure con immensi sacrifici finanziari. Il popolo rispose all'appello; "I
più fortunati esperimenti in piccolissima proporzione da alcuni fatti di
rinnovazione delle vigne con vitigni americani, i raccolti superiori ad ogni
aspettativa che si sono avuti, specialmente in questo anno (1904) delle nuove piantagioni,
hanno persuaso tutti della convenienza di pensare alla generale ricostruzione
dei vigneti, al che, senza badare a sacrifici di sorta, si sono dichiarati
indistintamente grandi e piccoli proprietari, per modo che nel solo comune di
Alcamo e in minima proporzione negli altri del circondario, sono state affidate
al terreno, solo in questo anno circa tre milioni di viti americane. E' stato
così assicurato lavoro rimunerativo a tutta la classe agricola ... a disagio è
rimasta invece la classe degli operai della città. La cassa
"L'Assunta" si rivelò utile e quasi indispensabile alla ripresa
dell'economia alcamese fondata prevalentemente sulla piccola proprietà
agricola; difatti il 1904 portò con sé un vero risveglio sociale ed economico.
Si iniziava proprio allora miracolosamente la ripresa economica per la
piantagione di migliaia di viti americane che, avevano dato un raccolto
insperato. La Cassa Rurale ed Operaia "L'Assunta" si dimostrò così
provvidenziale nell'erogazione del credito in un momento di ripresa economica,
in cui mancava la liquidità per i disastrosi anni precedenti. Circolo Don
Bosco, "Granellino", conquista del Comune e Cassa Rurale ed Operaia
"L'Assunta", sono opere a tutto servizio della collettività alcamese.
Giuseppe Rizzo spese tutte le sue forze e le sue energie al servizio della
religione, questo servizio egli concepiva come battaglia aperta contro qualsiasi
ingiustizia, e quindi come servizio a favore di quel popolo che tanto amava.Don
Rizzo dimostrava continuamente con quale passione donava disinteressatamente se
stesso per la vita della Cassa Rurale. Questo modo di essere continuamente
presente a se stesso nella vigilanza dei suoi sentimenti e delle sue parole per
non venir meno alla giustizia e alla carità, diventò un gioioso stile di vita
che gli rendeva lieve ogni sofferenza anche la più grave, convinto che ogni
croce imposta dalla malevolenza altrui ed accettata per Cristo è sorgente di
purificazione, di bene e di pace.Questo modo di concepire in Cristo la vita,
conferma il modo per cui non sentiva né rancore per il male ricevuto né invidia
per il bene che si operava senza di lui nel campo da lui dissodato e seminato.
Morì di polmonite a soli 48 anni il 17 Aprile 1912, dopo aver ricevuto come
Viatico la SS. Eucaristia che fu sempre la sua forza per superare le non lievi
difficoltà incontrate durante la multiforme attività. Il Sac. Adragna
nell'elogio funebre parlò di lui come sacerdote, come persona di vita, di
azione pubblica e sociale ricordando che versava in povertà fino a non avere
più volte nemmeno il pane per mangiare, fino a sentirsi più volte spinto a
chiedere l'elemosina come un mendicante; Così avviandosi alla fine del discorso
ricordò la fondazione della Cassa Rurale come un gesto profetico. L'avv.
Vincenzo Mangano, uno dei leader dei cattolici siciliani impegnati, suo strenuo
ed acuto difensore nel processo penale, così lo ricordò: "Il Sacerdote
Rizzo fu una meravigliosa tempra di lottatore, fu un uomo che seppe pagare di
persona, che affrontò disagi, miserie e perfino il carcere ...Egli è morto
soccombendo ad un malore inesorabile ed improvviso, dopo aver provato nella vita
laboriosa ed angosciosa l'ingratitudine degli uomini e la vita di quelli che
preferiscono l'utile al giusto: egli è morto forse in tempo per non vedere
altre viltà, altre vergogne". Don Rizzo rimane una figura di tutti i tempi
da potersi presentare come modello di vita sia alle comunità ecclesiali che
civili. Nella seduta del 1912 il sacerdote Bambina decise di chiamare l'istituto
Cassa Agricola e Professionale Sac. Giuseppe Rizzo e di far sorgere nella sala
più bella e nobile il monumento marmoreo eretto alla sua memoria. Il mezzobusto
fu scolpito nel 1923 da Giuseppe Ospedale. L'amministrazione comunale per
rendere omaggio ad uno dei cittadini più benemeriti, deliberò che l'antica via
Teatro fosse denominata via Don Rizzo. il 26 Aprile del 1987, in una cornice di
fastosità, furono inaugurati i nuovi ed accoglienti locali dell' Agenzia
n.1 del Viale Europa. La presenza delle sue ceneri nella basilica della chiesa
madre, ove cento anni addietro celebrò la sua prima messa, suscita venerazione,
invocazione e imitazione. Egli è veramente l'uomo di Dio che in ogni tempo può
ripetere con l'Apostolo Paolo:"Siate miei imitatori come io di
Cristo". Il
nome di Luigi Sturzo è legato alla storia del Partito Popolare. La battaglia di
Sturzo contro il Fascismo, la sua critica serrata al giolittismo, sono a tutti
noti, tanto che c'è pericolo di rinfocolare gravissime e aspre polemiche.
Sturzo sicuramente riuscì a fare assumere al partito un carattere di
intransigenza etico-politica. Prima del movimento dei Fasci Siciliani, non si può parlare di un' azione
cattolica articolata e dinamica. Alla vigilia del congresso di Bologna (1903)
l'Opera in Sicilia si è fatta le ossa arricchendosi della forza, della volontà
di agire di alcuni giovani preti e dell'energia di un proletariato contadino.
Per la prima volta, in Sicilia, il movimento contadino, guidato dai Fasci, si
era avvicinato alle forme di lotta del proletariato urbano delle città
industriali del continente. Luigi Sturzo e i suoi amici, cominciarono la loro
azione di organizzatori dei comitati parrocchiali e di organizzatori delle casse
rurali, poco dopo la repressione del movimento contadino guidato dai Fasci. I
primi passi non furono compiuti in nome degli ideali della democrazia cristiana
ma il punto di Sturzo era che bisognava, anzitutto, esistere. Una volta messa in moto la macchina dei comitati parrocchiali, Luigi Sturzo
si trovò a disporre di una pattuglia di cattolici, decisi a seguirlo. Il
vecchio clero isolano, non voleva dare fastidi e non voleva averne. Sturzo si
accorse che non era bastato creare comitati parrocchiali, quando questi si
liquefacevano al momento delle elezioni. Inizialmente, affronto la situazione di
apatia, di stanchezza, dei cattolici come un puro intransigente. la sua
preoccupazione era una sola: creare una protezione laicale attorno ai parroci.
Nell'idea di promuovere la costituzione dei comitati parrocchiali, Sturzo fu
sostenuto dal suo vescovo mons. Saverio Gerbino. Nel 1895 fondò, nella
parrocchia di San Giorgio il primo comitato. Altri comitati non riusciva a
costituire per la resistenza dei parroci, poco convinti della bontà
dell'iniziativa, allora, Sturzo decise di chiamare il proprio comitato: si
assunse la responsabilità di fare centro coordinatore di tutto il movimento
cattolico il comitato di San Giorgio, dove creò una sezione operai e una
sezione giovani. Il vescovo Gerbino, lo incaricò di redigere anche alcune
lettere pastorali sull'organizzazione dell'Opera, che egli indirizzò ai fedeli
della diocesi di Caltagirone. Nella primavera del 1895, dopo la costituzione del
comitato diocesano, fu fondato il comitato interparrocchiale, con la sezione
operai e il 6 ottobre fu inaugurata la sezione giovani S. Filippo Neri, alla
presenza del vescovo Gerbino e dei rappresentanti dei comitati. La necessità
era di rivolgersi al popolo, utilizzando, per il movimento associativo gli
istituti e gli strumenti offerti dagli ordinamenti esistenti. "Signori
- sono le parole di Sturzo - i tempi sono mutati, non è più l'aristocrazia
che comanda, invece di rimpiangere inutilmente i tempi passati, cerchiamo di
indirizzare per una via migliore i tempi presenti". E' la intransigenza
attivistica che si vuole organizzare per il popolo attraverso il popolo; Sturzo
esordisce nella vita delle organizzazioni cattoliche con un atto di fede nel
popolo, nel popolo che ha propri diritti e che ha bisogno di difendersi da
coloro che vogliono soltanto il suo voto, per utilizzarlo in maniera difforme
dai suoi interessi: "Il popolo - egli dice - si riunisca in buone
associazioni dove trovino il retto tramite del vivere bene. Al popolo si è dato
il diritto di voto; si disciplini, si faccia conoscere ch'è supremo dovere di coscienza,
ch'è causa nostra, che propugnino il bene dalla patria, che è bene comune. Il
diritto di voto ben usato dà frutti di opere stupende". Il carattere
dell'Opera viene puntualizzato nello sforzo di vincere i "rispetti
umani" che rendono timidi i cattolici. Voi cattolici - dice - potete
e dovete ricondurre i popoli al sacerdote, perché egli salvi la famiglia e la
società dalla presente corruzione". La costituzione di casse rurali
non significava che si era in presenza della democrazia cristiana. I democratici
cristiani tendevano a impossessarsi dell'organizzazione economica, per
potenziarla e farne strumento di diffusione di una coscienza cattolica attiva,
per la conquista del popolo. L'accentramento nel comitato parrocchiale di
funzioni che, oggi, si direbbero più di sindacato o più di partito, doveva
sembrare a Sturzo e ai suoi amici l'unico mezzo per tenere in vita e potenziare
l'organizzazione autonoma dei cattolici. Importanti le cooperative, le casse
mutue, le casse rurali, ma tutti fatti di importanza secondaria, se confrontati
con l'esigenza primaria di un organismo centralizzato, capace di un'opposizione
serrata, nei confronti della classe dirigente liberale. Lo sbaglio dei cattolici
diceva è quello di volere fare tante chiesuole indipendenti l'una dall'altra.
Il nome di Sturzo si diffuse presto in tutta la provincia di Catania, ed era
inevitabile che la sua attività finisse per dare nell'occhio della polizia.
Successivamente, infatti, la pubblica sicurezza, ritenendo che lo scopo di
una riunione fosse di ordine sovversivo, lo denunciò e fu imputato, ma si
difese sostenendo di non avere promosso nessuna riunione pubblica. Nel 1895 fu
fondata dall'opera dei congressi di Caltagirone, una sezione Operaia con lo
scopo di organizzare la classe operaia, e dopo che fosse matura e numerosa,
dividerla per arti e mestieri, mantenendo l'unità dell'organizzazione. Come
rimedio a una situazione agraria difficile, Sturzo indicava l'unione degli
agricoltori per impedire la concorrenza, l'istituzione delle cooperative di
lavoro fra gli agricoltori per eliminare il gabellotto; rimedi che riguardavano
i contratti agrari. Se difficile era giungere alla costituzione di cooperative,
più difficile era farle vivere. Il lavoro di organizzatore di comitati
cattolici era assai difficile, e diventava impossibile, quando il clero stesso,
vi si opponeva. il fatto nuovo che dette impulso al movimento cattolico e, che
conferì un orientamento autonomo, fu l'introduzione e la rapida diffusione,
della democrazia cristiana. Il movimento della democrazia cristiana lo si
descrive come un movimento unitario e nazionale. La democrazia cristiana
diventò in Sicilia, un'organizzazione pratica di rottura del sistema delle
vecchie consorterie liberali, che avevano consentito la soffocazione delle
energie contadine. I suoi problemi immediatamente diventavano problemi, diremo
oggi, sindacali. Il suo tormento, la sua passione per le tristi condizioni della
Chiesa non si tradussero mai in un atto di superbia, ma si tradussero nella
ricerca di strumenti politici di liberazione del clero dalle eredità del
regalismo borbonico. La democrazia cristiana, non fu una «idea generale», per
Sturzo, ma una tattica, una politica, una forza stimolatrice di interessi
popolari; era la forza che doveva garantire dal pericolo di ogni
materializzazione dell'interesse dei cattolici e dal pericolo di ogni riduzione
della utilità a puro calcolo egoistico. Le casse rurali, le cooperative
erano iniziative importanti per associare operai e contadini, ma queste
iniziative avevano bisogno di essere coordinate attorno a un principio comune,
la democrazia cristiana. Questa diventò in conclusione per Sturzo un'utilità generale; e quando questa non reggerà più, non si dispererà, anzi sarà
il primo ad abbandonare ogni idea di insistere su una via su cui è diventato
inutile battere. Se questo non fosse stato il modo di sentire la democrazia
cristiana da parte di Sturzo non si spiegherebbe la sua lettera a G.B. Valente,
pochi mesi dopo la fine dell'Opera, con la quale invitava tutti gli amici di
Murri a non attardarsi in un gioco sterile attorno a una formula, che non
serviva più, ad abbandonare ogni idea di fare per forza un partito, che non
avrebbe potuto riuscire; non si spiegherebbe il discorso nel quale egli definiva
già i contorni di quello che un giorno chiamerà partito popolare. L'unità dei
cattolici era la premessa essenziale per tutto il movimento cattolico
dell'epoca, affinché avesse un senso la protesta papale contro i fatti
compiuti. Leone XIII cercò, con l'enciclica Graves de communi, di
superare le difficoltà. Il tentativo non riuscì e il successivo congresso di
Bologna rappresentò la crisi dell'unità dei cattolici. Luigi Sturzo ritenne
che si dovesse abbandonare, senza rimpianti, la formula della democrazia
cristiana. Con il P.P.I. credettero di potere determinare il crollo della
vecchia classe dirigente attraverso la critica, l'azione politica programmatica,
cercando di sostituirsi ai partiti liberali per un'accezione più piena, più
rigorosa e organico. Luigi Sturzo è nato alla politica con atteggiamento
intransigente. La sua batteria politica e amministrativa iniziò sulla Croce di
Costantino attaccando la piaga del clerico-moderatismo, le collusioni cattoliche
con il moderatismo; e questi attacchi prendevano la loro forza dalla
critica meridionalistica di Luigi Sturzo, costituendone l'elemento di
distinzione dall'anticlericomoderatismo degli "altri" democratici
cristiani. Le lettere di Sturzo a Meda e gli articoli dello stesso sulla Patria,
sottolineano la necessità che si facesse un'Unione elettorale tra i cattolici,
di sicuro spirito antimoderato, avversa ai compromessi con il giolittismo.
L'esperienza delle lotte comunali nella preparazione del partito popolare fu
fondamentale, alla stessa maniera contro il clericomoderatismo. Le lotte per la
conquista dei comuni furono uno dei mezzi, forse il più importante, per
condurre l'azione anticlericomoderata. L'azione di Luigi Sturzo fu sin dalle
origini diretta alla formazione dei partiti locali per le elezioni municipali.
Le lotte municipali, furono combattute dal 1899 con le forze della democrazia
cristiana. Questo periodo fu particolarmente importante per Sturzo perché da li
a poco fu eletto prosindaco e consigliere comunale. La Croce di Costantino
apparve come organo dei comitati diocesano e interparrocchiale S. Giorgio di
Caltagirone. Nella testata del giornale era inserita la frase di Leone XIII:
"Se in una parola, la democrazia vuole essere cristiana, essa darà alla
vostra patria un avvenire di pace, di prosperità, di felicità". A
sinistra era l'altra frase leoniana: "Non si può negare l'esistenza di
un movimento democratico universale, che sarà, secondo lo zelo che noi
impiegheremo, socialista o cristiano". L'uscita di questo giornale non
fu accolta pacificamente dai caltagironesi. Ispiratore e direttore della Croce
fu Luigi Sturzo. Collaboratore attivo fu il fratello Mario, uomo di cultura, il
cui compito non si fermava a quello di assicurare al giornale il racconto
adatto; infatti nell'assenza di Luigi, Mario assumeva la cura del giornale,
rivedeva gli articoli, scriveva talvolta l'editoriale. In definitiva il
programma municipale condotto da Sturzo rappresentò la base principale del loro
lavoro, nel quale si esprimeva e si estrinsecava l'idea democratica cristiana. L'azione cattolica
odierna non segue un fine prettamente politico, come invece fa la Democrazia
Cristiana, che rappresenta quel partito d'ispirazione cristiana che ha governato
l'Italia repubblicana.