Degli interessanti spunti per la
trattazione del problema li possiamo trarre dall'articolo "Agraria",
apparso sul "Granellino" del 29 Dicembre 1901 (30). Il pezzo
giornalistico è firmato con la sigla E.E., ma tutto lascia pensare che sia
stato ispirato e sollecitato da Don Giuseppe Rizzo. Vi viene affermata
l'esigenza della irrinunciabilità alla
piantagione della vigna da parte dei
contadini alcamesi. Solo per mezzo della vigna si può riacquistare la perduta
ricchezza e l'abbondanza di lavoro per cui "In Alcamo sconoscevasi la vita
del proletario e del diseredato".
L'obbiettivo di tutti deve essere il
risollevamento delle campagne. L'autore fida che "Un decennio al massimo di
paziente e costante lavoro sarà... più che sufficiente per risollevare
gradualmente questa tremenda crisi in cui tutti siamo, proprietari, contadini,
operai, professionisti". I mezzi opportuni per raggiungere questo
fine sono: "Primo- la formazione della famiglia colonica. Secondo. la
formazione di un gran barbatellaio a base americana da fornire
gratuitamente a tutti i nostri contadini e piccoli proprietari, il legno
necessario per la progressiva ricostituzione dei vigneti. Terzo- esservi una
persona tecnica a disposizione del pubblico, perché fornisse a chiunque lo
richieda tutti gli schiarimenti e consigli di adattamento dei vigneti al
terreno, cosa assolutamente indispensabile per la buona riuscita di un
vigneto". Riguardo alla formazione della famiglia colonica è ferma
persuasione dell'autore dell'articolo che non si arriverà mai a ricostituire il vigneto se tutti i contadini, "maschi e femmine che siano, non sappiano
bene innestare e conoscere le pratiche elementari di come condurre un
barbatellaio". E' lodevole l'intento di volere le donne partecipi di questa
rivoluzione agraria in un'epoca in cui la donna ad Alcamo aveva il solo compito
di custode del focolare domestico, lontana tutta la settimana dal marito
impegnato nei lavori campestri e costretto a ritornare in paese soltanto la
domenica. Ma si è ancora ben lontani dalla coscienza della condizione femminile
che in quei tempi era già ben acquisita negli ambienti laici e progressisti.
La formazione della famiglia colonica avrebbe quindi anche avuto il merito di
riaggregare le famiglie dei contadini alcamesi. Nell' articolo è anche preso in
considerazione il fatto che "non tutti i contadini possiedono un campicello
da migliorare; certo, però, tutti i proprietari aspirano a ricostituire i
vigneti distrutti". Ed allora, quando i componenti della famiglia del
contadino sapranno tutti innestare, sarà facile l'intesa tra contadini e
proprietari, dando luogo a dei contratti di mezzadria il cui sistema concorre
potentemente all'incremento agrario in genere.Il contratto di mezzadria proposto
dall'autore è un contratto a lunga scadenza, ma non è l'unico ad essere preso
in considerazione; infatti "se il proprietario non intende legarsi
per lunghi anni col sistema di mezzadria, può egli dare in appalto il vigneto
da innestare ad una famiglia...affidando la stessa tutti gli altri lavori di
cultura annuale del fondo, e così questa famiglia avrà trovato pane e lavoro,
e mentre il proprietario avrà fatto i suoi interessi".Punto finale, ma di
importanza fondamentale , è l'auspicio dell'apertura delle "scuole
d'innesto", avviate dal Municipio. Indubbiamente in questo articolo si
avverte ancora un atteggiamento paternalistico nei confronti dei contadini, ma
c'è una coscienza nuova dei mezzi necessari per affrontare la crisi agraria,
coscienza certamente influenzata dalle nuove conquiste della scienza e della e
tecnica.