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Stampa contemporanea a Rizzo

Nasce all' inizio del secolo ad Alcamo un Partito Popolare di chiara ispirazione laica e socialista, che propugnava un programma avente come punti fondamentali: 1) un sistema di tassazione progressivo con abolizione delle quote minime; 2) l' abolizione dell' esoso dazio di consumo che gravava quasi esclusivamente sul ceto popolare; 3) la refezione scolastica; 4) le scuole serali; 5) l'assistenza legale per salvare il popolo dalle angherie e dai soprusi, ed infine, l'assistenza medica. Inoltre era propugnata la municipalizzazione di importanti servizi come il pane e l' acqua. Si chiedeva poi il referendum popolare sulle "questioni principali" della vita pubblica. Mente di questo partito era il farmacista Giacomo Adragna. A questo "Partito Popolare" non mancava la coscienza e la conoscenza delle nuove tematiche che si andavano sviluppando (cooperativismo). Adragna affermava di annullare l'esistenza di gente parassita, non riconosceva eterni né indispensabili il capitalista ed il padrone, ma riteneva necessaria solo la materia prima ed il lavoro. Su un foglio  unico intitolato "Italia e Roma" datato 29 settembre 1901, ispirato dal farmacista Adragna, venivano espresse delle critiche sullo Statuto del Circolo Don Bosco e sul Circolo stesso. Viene affermato che il Circolo Don Bosco non è affatto animato0 da spirito democratico e che il suo Statuto è "un codice d' autocrazia, d' assolutismo e pare che sia stato compilato sui criteri e sulle leggi dell'  Impero Ottomano e Russo ". Viene fortemente criticato l'art. 7 che richiede: "i soci devono essere osservanti delle leggi divine ed ecclesiastiche, ed ossequienti in modo assoluto all' Autorità, ai comandi e agli insegnamenti del Papa e del diocesano ". Secondo l' ignoto autore dell' articolo la conseguenza inevitabile di questa formula è: "intorpidire le menti con la superstizione e con il fanatismo religioso per non fare osservare la corruzione e l' assurdità del clericalismo e non fare comprendere che il potere temporale dei papi potrebbe arrestare il nostro futuro rinnovamento, potrebbe ridurre l'Italia in pillole, potrebbe aprire il varco allo straniero, potrebbe rinnovare le sanguinose lotte della guerra dei trent'anni"? Anche gli articoli 8 e 18 sono condannati perché espressione del privilegio ecclesiastico. Soprattutto secondo l'articolo 18 "col diritto di veto l'assistente ecclesiastico accentra in sé tutto il potere, egli diventa arbitro, assoluto padrone della vita del Circolo, paralizza la volontà dei soci". Alla fine del suo articolo però queste dure critiche vengono mitigate poiché l'autore afferma che non intende "offendere le intenzioni del suo autore (Don Rizzo, N.d.A.), che, forse, compreso d'un santo zelo religioso, ha spinto la teoria fino agli estremi". La preoccupazione più viva dell'autore dell'articolo é che il Circolo Don Bosco faccia propria una "qualunque idea politica che possa costringerci a ritornare indietro, che possa andare contro la civiltà, che possa abbattere il sacro principio della nazionalità, che possa ritardare lo sviluppo dello spirito, che possa opporre resistenza all'impero dell'idea". Nel collegio di Alcamo, oltre alla corrente socialista, che alle elezioni politiche del 1904 avrebbe portato come proprio candidato l'Avvocato Gaspare Nicotri, uomo di retta coscienza e di sani principi, erano presenti anche il candidato ministeriale Colonnello Giacomo Fazio, e il candidato dell'opposizione, barone Tonino D'Alì (45). Altro giornale pubblicato in questo periodo era "La Patria" stampato dal 9 gennaio 1898 fino al 5 gennaio 1902. Ispiratore di questo foglio era il colonnello Giacomo Fazio. Il programma del giornale e del partito di cui si fa portavoce é improntato alla difesa della città da qualsiasi disonestà" (46). Ci si scaglia soprattutto contro la corruzione degli Amministratori della Banca Popolare cooperativa, "questa popolare istituzione sorta per dare impulso e vitalità al commercio ed all'agricoltura della nostra città e che a causa dell'insipienza e della scorrettezza dei propri rettori è ridotta allo scheletro di un organismo consunto". Decisamente avverso a "La Patria" era il settimanale "La Sveglia" che definiva calunniatori coloro che accusavano i disonesti amministratori della Banca Popolare Cooperativa. Anche il partito del Colonnello Fazio, così come abbiamo visto per il movimento cattolico guidato da Giuseppe Rizzo, poneva come punto fondamentale del proprio programma l'abolizione del dazio di consumo con la sostituzione di una "novella imposta, la quale colpisca nei limiti del giusto e dell'onesto il vero abbiente" (48). Altri punti del programma di Giacomo Fazio, oltre all'abolizione del Dazio di consumo, erano: un'equa distribuzione delle tasse, la soluzione del problema dell'acqua, la diminuzione della sovrimposta fondiaria e "la giustizia per e contro tutti". Anche questo partito era fortemente critico riguardo all'intento di Rizzo di fondare un partito cattolico in quanto questa esigenza è ritenuta lecita solo quando esistano dei partiti contrari alla religione, cosa che invece ad Alcamo non accade (49). Ma sulla "Patria" si usavano toni ancor più fortemente polemici contro il Comitato Elettorale Don Bosco, in cui sarebbe "illanguidito il sentimento religioso, . . . e morto il sentimento della moralità e della giustizia" (50). Il motivo fondamentale di questa accesa polemica è da ricercare nella veemente accusa fatta al Circolo Don Bosco di essere sovvenzionato dal partito di Mauro e di Pipitone? Questi due uomini politici erano stati al centro dello scandalo del fallimento della Banca Popolare Cooperativa e certo non ne erano usciti pienamente scagionati se il Sostituto Procuratore Generale della Corte d'Appello aveva potuto affermare: "Io non posso dire che gli amministratori della Banca sono rei, ma la loro innocenza non è provata" (51). Inoltre il partito di Don Rizzo è accusato di attizzare la civile discordia, turbando le coscienze e la pace delle anime oneste" (52). Si potrebbe a lungo continuare nella citazione delle dure critiche, che spesso si risolvono in veri e propri insulti all'indirizzo di Giuseppe Rizzo e dei suoi collaboratori più fedeli, accusati di improbabili corruzioni. Senza dubbio il tono di queste polemiche era reso più acuto dall'approssimarsi delle elezioni amministrative del 1901, che vedranno una notevole affermazione del partito cattolico. Dal 18 dicembre 1904 fino al 5 marzo 1905 viene pubblicato un periodico settimanale: "Il Dovere", ispirato, così come "La Patria", dal Colonnello Giacomo Fazio. Valutando le idee espresse sia nell'uno che nell'altro giornale, potremo definire questo partito, con un moderno metro di giudizio, come un partito moderato, senz'altro scevro da qualsiasi ispirazione religiosa, e anzi, nei suoi articoli, fiero propugnatore della "religione del dovere". Se ciò corrisponda poi a realtà e se l'illibatezza di questo partito sia tanto provata è messo seriamente in dubbio dall'opposizione socialista. A questo punto, confrontando le critiche rivolte al movimento cattolico, quelle provenienti da sinistra, cioè dal Partito Popolare guidato dal farmacista Adragna, sono quantomeno più rispettose e meno calunniatrici di quelle del partito del Colonnello Fazio, seppur travisano a volte il vero spirito che anima i cattolici impegnati nel campo sociale e politico. Il partito governativo appare troppo ansioso di sminuire l' importanza della nascita di un partito cattolico, che potrebbe facilmente sottrargli dei voti preziosi. E non solo il partito di don Rizzo è fatto oggetto di critiche, ma anche il partito socialista alcamese, i cui componenti sono accusati di essere "sovversivi" e addirittura "anarchici dinamitardi". Altro giornale è "La voce del popolo", organo del partito democratico. Scopo del giornale, "è quello di mostrare al paese ed al Governo che il partito democratico di opposizione costituzionale in Alcamo, del quale sarà l' organo, fieramente combattuto nella persona del suo candidato Cav. Antonio D'alì nelle ultime elezioni politiche, non intende, né vuole assumere, l'aria del rassegnato e dell' impotente, quasi temesse l' ira dei propri avversari, e che, levando la voce in alto, nella misura che gli viene consentita dal rispetto di se stesso e del doveroso omaggio verso le leggi, intende fare la storia dettagliata ed obbiettiva dei fatti svoltisi in quest' ultimo periodo elettorale". Come si può ben vedere il panorama politico e pubblicistico di Alcamo agli albori del ventesimo secolo appare piuttosto vario e movimentato per una cittadina di provincia. Ma bisogna tener conto che l' epoca di cui ci stiamo occupando è un' epoca di importanti mutamenti sociali e politici, che alimentano il dibattito ideologico e lo rendono ricco di spunti interessanti per, una dialettica, che però talvolta assume dei toni aspri e quasi violenti.