Non solo buone notizie in questo inizio del 2026. Ora l’Agenzia delle Entrate opta per il congelamento degli aumenti
Il 2026 è iniziato con una serie di novità fiscali che, sulla carta, promettono di migliorare la busta paga dei lavoratori. Dal taglio dell’Irpef alla detassazione di alcuni compensi accessori, le nuove misure sembrano dare respiro a molti. Tuttavia, il tanto atteso “bonus” in busta paga potrebbe non arrivare, almeno non nel primo mese dell’anno.
A causa della mancanza delle istruzioni operative da parte dell’Agenzia delle Entrate, infatti, i datori di lavoro non sono ancora in grado di applicare correttamente le modifiche fiscali, il che rende il mese di gennaio una vera e propria corsa contro il tempo.
I ritardi delle nuove misure fiscali
Le principali novità previste per il 2026 riguardano la riduzione dell’aliquota fiscale sul secondo scaglione di reddito e una detassazione sui salari accessori. La legge di Bilancio ha infatti previsto che l’aliquota dell’Irpef sul reddito tra i 28.000 e i 50.000 euro scenda dal 35% al 33%, con effetti diretti sulla busta paga mensile. Sebbene sotto i 40.000 euro l’impatto sul netto non sia particolarmente elevato, sopra questa soglia il beneficio potrebbe arrivare a un risparmio di 440 euro annui. Inoltre, la detassazione di alcune voci variabili del reddito, come i compensi per lavoro notturno o festivo, doveva favorire i lavoratori con un reddito complessivo non superiore a 40.000 euro.

Aumenti in busta paga congelati – (gcaruso.it)
Nonostante queste previsioni, la realtà sembra ben diversa. Gli aggiornamenti necessari per applicare correttamente le nuove regole fiscali sui software di gestione delle buste paga sono ancora in sospeso. Le software house, infatti, sono in attesa delle istruzioni operative ufficiali da parte dell’Agenzia delle Entrate, senza le quali non possono rilasciare gli aggiornamenti indispensabili per i datori di lavoro. Il risultato è che la prima busta paga dell’anno, che verrà pagata a febbraio, potrebbe rimanere invariata rispetto a quella di dicembre.
La previsione più realistica, quindi, è che gli aumenti annunciati non compariranno prima di febbraio. Anche in quel caso, però, potrebbero essere accompagnati da arretrati, con un effetto ritardato che ridurrà l’impatto immediato di queste misure sui redditi mensili. Le associazioni che gestiscono i software di gestione paghe, come AssoSoftware, hanno già lanciato un allarme, spiegando che senza indicazioni ufficiali non è possibile applicare correttamente le nuove normative fiscali. In particolare, i consulenti del lavoro rischiano di commettere errori nei calcoli, con potenziali conseguenze per i lavoratori e le aziende.
Le imprese, quindi, potrebbero trovarsi a dover rinviare l’applicazione degli sgravi, purtroppo senza avere certezze su quando le nuove misure entreranno davvero in vigore. Per il momento, la busta paga di gennaio potrebbe essere praticamente uguale a quella di dicembre, con la stessa tassazione dell’anno precedente, senza alcun miglioramento visibile nel netto.








