Le chiamate da numeri sconosciuti o anonimi continuano a rappresentare un fastidio quotidiano per molti utenti italiani.
In questo articolo approfondiremo le strategie più efficaci per riconoscere chi effettua queste chiamate e capire se rispondere o ignorare, oltre a fare luce sull’evoluzione tecnologica e normativa che interessa i centri di chiamata e il fenomeno dello stalking telefonico.
Negli ultimi anni, grazie all’inarrestabile diffusione degli smartphone, il cellulare è diventato molto più di un semplice mezzo per effettuare chiamate o inviare SMS. Tuttavia, proprio questo strumento, così radicato nella vita quotidiana, è diventato anche il veicolo principale per chiamate indesiderate, spesso riconducibili a call center o truffatori.
Per scoprire chi si nasconde dietro un numero sconosciuto, è possibile affidarsi a diverse applicazioni specifiche, che permettono di identificare e bloccare le chiamate moleste. Tra queste, spiccano:
- “Chi mi sta chiamando”, un servizio molto apprezzato per identificare spam, bloccare numeri e mostrare l’identità del chiamante, offrendo anche informazioni aggiuntive oltre al semplice nome.
- Truecaller, che dispone di un vasto database di numeri, inclusi quelli appartenenti a operatori di call center e truffatori noti. L’app richiede una registrazione e consente un numero limitato di ricerche gratuite; per un utilizzo illimitato è previsto un abbonamento annuale di circa 25,99 euro.
- Whooming, un’app che consente di scoprire il numero reale di chi chiama in modo anonimo o con il numero oscurato, utile per difendersi da stalker, scherzi telefonici e call center che violano la privacy oscurando la propria identità. Dopo aver rifiutato la chiamata anonima, l’app rivela il numero in chiaro. La versione gratuita nasconde le ultime quattro cifre, ma è possibile sottoscrivere abbonamenti per svelare il numero completo.
Call center: cosa sono e come funzionano i centri di chiamata
Un call center, o centro chiamate, è una struttura organizzata che gestisce le comunicazioni telefoniche in entrata e in uscita di un’azienda, tramite operatori umani o sistemi automatizzati (IVR). Questi centri si servono di avanzate tecnologie come PABX, sistemi di instradamento automatico delle chiamate (ACD) e integrazioni CTI con software CRM per migliorare l’efficienza e la qualità del servizio.
Negli ultimi anni, i call center hanno subito una trasformazione significativa, integrando canali multipli come chat e social media, evolvendosi in veri e propri contact center. Essi svolgono attività di supporto clienti, telemarketing, prenotazioni, assistenza tecnica e campagne promozionali. Tuttavia, soprattutto in Italia, molti call center sono stati criticati per le condizioni lavorative spesso difficili e per la natura invasiva delle chiamate moleste.
Un fenomeno recente rilevato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) segnala un aumento del 400% delle chiamate moleste provenienti dall’estero nei dodici giorni successivi all’attivazione di filtri anti-spoofing. Questi filtri bloccano le chiamate che mascherano la numerazione italiana con numeri falsi, ma i call center hanno rapidamente adattato le loro strategie utilizzando numeri VoIP reali con prefissi esteri, come quelli di Spagna (+34), Regno Unito (+44), Svezia (+46) o Romania (+40), rendendo più difficile la prevenzione di queste chiamate indesiderate.
Il costo per affittare queste numerazioni estere è estremamente basso, rendendo il fenomeno difficile da debellare solo con interventi tecnici. L’utente può difendersi impostando lo smartphone per silenziare automaticamente le chiamate da numeri sconosciuti o utilizzando app di identificazione chiamate, pur dovendo considerare il compromesso sulla privacy che queste soluzioni implicano.

Stalking telefonico: la testimonianza di un ex stalker (www.gcaruso.it)
Oltre ai call center molesti, un altro fenomeno che affligge molti è quello dello stalking telefonico, una forma di molestia che può sfociare in atti persecutori con conseguenze penali. Claudio M., un uomo di circa trentacinque anni condannato per stalking e maltrattamenti, ha raccontato in un’intervista esclusiva la sua esperienza e le dinamiche che lo hanno portato a comportamenti persecutori nei confronti di diverse donne con cui ha avuto relazioni.
Secondo Claudio, il problema nasce dalla difficoltà a gestire la fine di un rapporto e dalla paura dell’abbandono, che lo portava a inviare messaggi insistenti e a cercare la persona anche di persona, arrivando a episodi di violenza e violazione di domicilio. La sua testimonianza mette in luce come la perdita di controllo e il senso di frustrazione possano trasformarsi in comportamenti pericolosi e dolorosi per entrambe le parti.








